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Sala 5
“si trafficano pepe, gengevo, binzuì, acqua rosa, riobarbaro…”
…e il mondo arriva a Bergamo
Si entra in una bottega. Il grande bancone al centro, le scansie sullo sfondo e la serie di cassetti sottostanti suggeriscono che si tratta di una bottega aromataria.
Quella dello speziale non è una bottega come le altre: qui i bisogni quotidiani di una clientela composita disegnano i contorni del microcosmo cittadino, ma nello stesso tempo intercettano il mondo, i suoi traffici con l’oriente e quelli, ancora gravidi di sorprese, con il nuovo occidente.
Gli speziali svolgono una propria funzione nell’ambito sanitario, ma soprattutto investono, alcuni di loro con profitti altissimi, nel settore commerciale.
Nel 1576 gli speziali attivi a Bergamo sono venti: tanti sono quelli registrati nel verbale di un’ispezione di controllo tenutasi nelle botteghe aromatarie della città. Alcuni dei cognomi annotati - Lulmo, Brocco, Terzi e Barilli - ricorrono nei documenti d’archivio in date precedenti e posteriori a tale anno: ciò rivela la presenza di solide imprese familiari attive nel traffico delle speciarie.
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