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Sala 6
“Gemono i torchi dello stampatore…”
… tesori si nascondono nelle biblioteche
Il Cinquecento è il secolo della diffusione della stampa a caratteri mobili. A Bergamo giungono libri impressi dai torchi di tutta Europa, per rispondere a curiosità e desideri che la stampa locale non può soddisfare.
Solo nel 1578, infatti, arriva a Bergamo il bresciano Comino Ventura, tipografo ufficiale, ma molte da tempo sono le botteghe che vendono libri.
Gli studi condotti sino ad ora ci fanno conoscere biblioteche che appartengono a giuristi, canonici, maestri di scuola, nobili.
Nei libri posseduti dai bergamaschi, che scopriamo interagendo sul tavolo/compositoio, si riflette gran parte della loro vita: svago, letteratura, educazione, affari, norme del vivere, giustizia, scelte di fede...
Dall’inizio del secolo circolano tra le botteghe dei librai di città e provincia prodotti d’ogni genere, e anche testi sospetti, rivelando una ricchezza di comunicazioni internazionali.
Il tipografo ufficiale, di cui intuiamo la copiosa produzione sul foglio di stampa, giunge in città poco dopo la visita del cardinale Borromeo ed interpreta i dettami dell’ortodossia post tridentina.
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